(Apcom) - Primo maggio con le sarracinesche alzate a Bologna e in città divampa la polemica tra i sindacati e il Comune, accusato di aver optato per i negozi aperti senza “un serio percorso di confronto”. “Il Comune - accusa dalle colonne del Corriere di Bologna Ramona Campari , segretaria della Filcams Cgil - doveva avviare un serio percorso di confronto con noi sulla questione, ma la concertazione non si è fatta”.
“Che il Comune conceda deroghe in queste date - rincara Gianluca Taddia, Filcams - in queste date è uno sfregio assolutamente grave e politicamente inaccettabile”. La Cgil punta il dito contro le aziende che decidono di tenere aperto, soprattutto grandi catene, ma anche contro “il Comune, colpevole di non aver rispettato la delibera regionale in materia”, che impone la chiusura per dieci festività all’anno e tra queste annovera il 1 maggio, ma consente delle deroghe, a fronte di un percorso concertativo con i sindacati, nelle zone ad interesse turistico.
E proprio sulla promozione del turismo in città si basa la difesa dell’assessore Cristina Santandrea: “Se si vuole che la nostra città abbia una vocazione turistica - sostiene - deve essere sempre aperta, anche durante le festività. Ricevo tante lamentele da chi viene in visita quando è festa. Mi piace pensare che proprio in questo giorno il lavoro sia su base volontaria e con una retribuzione congrua”.
Dura invece, proprio su quest’ultima affermazione dell’assessore la replica dei sindacati: “I turisti lavoratori che vengono a Bologna non si stupiranno di trovare i negozi chiusi. Oggi alla Coin” spiega Massimo Nannoni del Cub riferendosi alla grande boutique del centro sulle cui vetrine ieri è apparso un loro volantino con scritto ‘Vergogna‘, “lavorano soprattutto i precari obbligati a venie: Molti hanno paura di non essere richiamati alla scadenza del contratto se non si presentano”.
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